Serie B

È una pizzeria e dunque c’è la tv appesa al muro. E la partita di calcio. Serie B, perché è lunedì sera.

Alta definizione per 22 onesti lavoratori, dunque.

Sotto la pioggia sottile, l’intero campionario: tatuaggi, capigliature bizzarre, vistose simulazioni, assoluta mancanza di sportività. C’è il mediano di origine africana, gran fisico e piedi granitici. Il talentuoso sudamericano, tutto sregolatezza perché il genio chissà dove l’ha lasciato. Forse a San Miguel de Tucumán o Las Piedras. E poi slavi nervosi, segaligni e con i denti affilati. Anziani pedalatori nostrani pieni di gel nei capelli. Un guardialinee donna, con una bella coda di cavallo che si agita nella corsa.

C’è questo ragazzo, con i segni dell’acne ancora ben visibili. Un destino da promessa, se riuscirà a conservare i legamenti. Non so in quale ruolo giochi precisamente. Ma corre. Corre sempre. Parte da centrocampo, a volte addirittura dalla difesa e arriva al fondo, che abbia la palla o che non ce l’abbia. La palla è un optional. Poi cerca di fare un cross, un traversone, la butta in mezzo, insomma. Se sbaglia, si mette le mani nei capelli, se a sbagliare sono i compagni, applaude teatralmente e poi ripiega coscienziosamente. Forse ho capito: fa l’ala sinistra, quella che quando guardi la partita in tv sta sempre nella più lontana del campo, tanto che a volte non si capisce bene che cosa succeda laggiù. Il ragazzo intanto è lì che corre di nuovo.

Alla fine della partita andrà sotto la doccia. Forse addirittura prima della fine, se l’allenatore avrà bisogno di maggiore copertura, come sta dicendo il telecronista. Andrà a casa, probabilmente un residence. Lui è arrivato qui a gennaio, in prestito in questa oscura squadra del sud. Forse arriva da Bergamo, dove i suoi genitori abitano in una villetta a schiera lungo la statale. Magari prima andrà a mangiare in qualche ristorante del centro e starà al cellulare tutto il tempo. Con sua madre, con la sua ragazza, con il suo procuratore. Cercherà di capire se il prossimo anno dovrà continuare a correre su e giù per questo campo sabbioso, con l’odore del mare che arriva insieme alle urla dei tifosi.

Ma in fondo, cosa gliene frega. Lui ha il SUV.

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