Fenomenologia del maestro, II
Da giovani sono sempre bellissimi. Scivolano leggeri sulle piste per finire direttamente tra le braccia di ragazze adoranti o signore di gran classe. Vestono con irritante eleganza indumenti che rendono invece i comuni mortali simili a migranti approdati per caso su una pista da sci.
Hanno occhiali a specchio, così non vedi mai i loro occhi. Ma non è maleducazione, è mistero.
Quando parlano qualcosa si incrina, nel disegno della perfezione sciistica. Un accento marcato, un tono di voce troppo elevato. Magari anche una battuta in dialetto.
Così inizi a dubitare, ma intanto rotoli a valle privo di stile.
Passano gli anni, tu li immagini sempre uguali, perfetti e irraggiungibili. Ma anche loro invecchiano: perdono i capelli, per esempio. E quando questo non succede la loro capigliatura diventa stopposa e unticcia, proprio come la tua. Non ingrassano – questo no – però tute e giacche a vento non stanno più in quel modo così perfetto, così aderente.
Si stancano e crollano sulle panche di legno dello chalet. Hanno il doppio mento.
Dio esiste, a 2700 metri di quota.
Non ci crederesti ma d’estate quelli che non fanno i maestri di golf (ma sono rari) sono muratori o carpentieri!