L’alone

Guardo con regolarità le foto su Facebook. Feste di compleanno, ritrovi,  una qualsiasi ricorrenza. Dei miei amici, degli amici dei miei amici e anche di quelli che incautamente hanno lasciato aperto a tutti il loro profilo.

Le mie preferite sono quelle delle signore di una certa età, tutte sempre abbronzatissime, elegantissime, ristrutturatissime, manco fossero un attico in centro. Le donne sorridono sempre: la percentuale di esposizione dentaria supera quella dell’inflazione del Mozambico. Sullo sfondo si immaginano roof garden brianzoli e serate nel locale alla moda, che di solito si chiama – molto discretamente – con il nome della via  dove si trova, con relativo numero civico graficamente avvicinato. Oppure con il solo numero civico. Classe pura. Ogni tanto attraversano le immagini figli eleganti e dinoccolati, annoiati nella loro impertinente adolescenza. Che forse, per reggere alla serata, si sono calati qualcosa che hanno comprato in giro.

Poi ci sono quelle un po’ così degli amici ritrovati, pochi capelli e molti chili in più. Gli uomini hanno gli occhi spenti, e non perché si sono infilati in gola l’ennesimo mojito. Forse hanno mollato gli ormeggi, più di quanto il loro giro vita lasci pensare. Le donne – che ovviamente amiche tra loro non sono – fumano e guardano fuori inquadratura.

Poi ci sono le foto sfuocate. Adoro le foto sfuocate. Non si capisce molto è vero, ma è tutto un fiorire di luci sfilacciate, inquadrature bislacche, facce sguaiate che improvvise entrano nell’immagine, magari dal basso.

Ultime vengono le foto delle feste in discoteca, possibilmente all’aperto. Amici che si fotografano abbracciati e sudati, lui che stringe due lei, quattro lei che ammiccano, lei sulle ginocchia di lui, non necessariamente le persone si conoscono tro loro, ma tant’è, anche Andreotti non conosceva Riina, se è per quello.

C’è una cosa però che mi sorprende sempre.

Tutti gli uomini indossano una camicia bianca: aperta sul petto oppure elegantemente griffata, con colletto alto 15 centimetri o alla coreana, con le maniche arrotolate oppure chiuse al polso, button down o alla francese. Tutti sfoderano camicie bianche immacolate. E sorridono, guardando nell’obiettivo.

Sapessero quali laghi di sudore si aprono sotto le loro ascelle forse sorriderebbero di meno.

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