Il conato delle sette e quaranta

Tutte le mattine, nel percorso da casa al garage dove parcheggio lo scooter, attraverso una piazza – anzi – un’aiuola, toponomasticamente parlando.

C’è una chiesa di fronte. E qualche vagabondo che staziona sulle panchine.

Uno di loro si distingue dagli altri: è bello, alto, biondiccio, occhi blu, veste con eleganza vestiti smessi.

Passo tutte le mattine lì davanti. E tutte le mattine lo vedo chinarsi dietro una siepe e vomitare una cosa rossa. Così, sul momento, non saprei dire se si tratta di vino o di sangue.

Però mi sono informato: c’è un conato che parte alle sette e quaranta.

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