Opening party

Ieri sera c’è stata la serata inaugurale della stagione in un locale della città. Me lo ha detto oggi in palestra un ragazzino di nome Umberto (si chiamano tutti così gli adolescenti, oggi, almeno quelli che vanno in certi locali). “Figo” faccio io. E lui “Sì non male… c’era bella gente”. E così abbiamo continuato a saltellare sugli step, lui con qualche chilo di troppo, io con qualche anno sulle spalle.

A scanso di equivoci, io ieri sera ero a casa, dormivo alle nove e mezza, dopo una bella domenica in campagna a far castagne, in mezzo a una famiglia che per l’occasione  – in effetti – era piuttosto allargata.

Però – dopo – ci ho pensato a quella serata, perché il locale è lo stesso che frequentavano mio padre e mia madre a fine anni settanta, quando uscivano la sera, splendidi quarantenni: lui baffuto e con la camicia aperta sul petto, lei impellicciata e con i suoi piccoli passi.

E ho pensato a come le cose cambiano, restando però sempre le stesse.

Ho pensato a mia madre: giovane puerpera e probabile casalinga disperata negli anni sessanta,  aggressiva femminista nei settanta, con la pelliccia di ordinanza nei favolosi anni ottanta, cattocomunista esoterica protoleghista oggi.

E a mio padre, che a furia di essere gaudente e fumatore si è ammalato di enfisema e depressione.

Poi ho pensato a mio fratello, al suo bel sorriso e ai suoi lunghi capelli. Alle sue molte ragazze. Era bello, mamma mia, se era bello, da giovane. E anche lui frequentava quel posto.

In fondo ci sono stato pure io in quel locale, un paio di volte. Cercavo sempre di capire se mi piaceva di più andare in posti come quello oppure occupare il liceo. Finivo sempre per scegliere la terza via: correre su e giù per la pista di atletica.

E ho capito una cosa. Cioè, non è che l’ho capita oggi, ma il nome di quel locale mi ha fatto venire in mente come fosse difficile appartenere a qualcosa, scegliere, partecipare, avere le idee chiare, fare parte di un gruppo, di una cosa, una qualunque.

Io, allora come oggi, intanto correvo. Quello sapevo fare.

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1 comment so far

  1. cinzia costarelli on

    Probabilmente in quel locale ci sono stata anch’io,e ricordo quanto in effetti fosse bello il fratellone ..ma ricordo anche uno sfuggente biondino che preferiva stare sempre un pò in disparte,era difficile entrare nelle sue grazie..e non era meno bello. Parola di vecchia zia.


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