Bandiere

Ci siamo trasferiti in periferia. Cioè, anche prima stavamo in periferia, ma era diverso. Prima stavamo in una periferia che pensava di essere migliore. Una cosa è certa, per molti di noi la periferia di adesso è molto peggio di quella di prima. Ma vi assicuro che non c’è nessuna differenza.

No. A pensarci bene, in effetti una differenza c’è. La periferia di adesso ha una storia dietro di sé. Ha tanti dignitosi anni sulle spalle vissuti come periferia. Anni bui, anni di case Fiat costruite per l’immigrazione degli anni ’50 e ’60, anni di piombo e di bande di quartiere che terrorizzavano i giovani liceali come me.

E questa, è una gran bella differenza. Fidatevi di uno che in questa periferia ci è cresciuto.

Ci siamo trasferiti – dicevo –  e di fronte ai nostri nuovi piccoli uffici si alzano grandi condomini popolari. Tra l’altro, gli stessi condomini che si alzavano anche in quell’altra periferia. Ma guarda tu la coincidenza.

Qualche giorno fa, al mattino, arrivando in ufficio, mi è capitato di fermarmi al semaforo. Ho alzato lo sguardo verso questi palazzi. E ho visto bandiere colorate sui balconi: quella della Pace, quella del Tibet, una bandiera argentina e una che ho scoperto su Wikipedia essere quella dell’Ecuador.

E mi sono ricordato di quando mia mamma metteva sul balcone la bandiera, il 25 aprile. Non il 2 giugno o il 4 novembre. Il 25 aprile. Perché quello era IL giorno.

Poi di quando misi fuori la bandiera della Juve, la Juve di Salvadore e Haller. Quella bandiera l’aveva cucita mia nonna e io ero andato a comprare in ferramenta un lungo tubo di plastica per poterla sventolare, uno di quei tubi che di solito usavamo per fare le cerbottane.

Ho pensato a mio padre che sventolava, pazzo di felicità, quella del Toro, un pomeriggio di maggio. Aveva gli stessi baffi di Zaccarelli.

Mi sono venuti in mente i pomeriggi passati sulle pagine dell’enciclopedia Conoscere – di cui per misteriose ragioni possedevamo soli i primi tre volumi – cercando di indovinare a quale paese appartenesse questa o quella bandiera.

Allora ho pensato all’effetto che fanno su di me le bandiere. Mi aiutano a ricordare.

Che cosa ci sia da ricordare, adesso l’ho scordato. Quando mi verrà in mente, vi farò un segno.

Sventolerò una bandiera.

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1 comment so far

  1. Federica on

    ho sempre pensato che le bandiere fossero una cosa da maschi, non riesco a memorizzarne neppure una, nemmeno quelle più comuni; invece mio figlio grande, da ragazzino, conosceva tutte le bandiere (chissà se le ricorda ancora) e anche l’amico del cuore di mio figlio piccolo conosce tutte le bandiere… è proprio una cosa da maschi.


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