Centri Olimpia

Oggi ho passato un’ora seduto in una bella sala d’attesa di un centro medico. Luci, filodiffusione (o una sua versione digitale), pavimenti lucidissimi e infermiere che invece di camminare scivolano leggermente sospese. Come i vampiri del Dracula di Francis Ford Coppola.

Aspetto. E mentre aspetto mi rendo conto di essere già stato lì. In quella stessa sala d’aspetto, qualcosa come 30 anni fa. Ci passai un pomeriggio intero, ad aspettare che un medico uscisse dalla stessa stanza di fronte alla quale ora attendo paziente. Era la visita medica per potersi iscrivere ai Centri Olimpia, l’unica cosa di qualità che la Fiat abbia mai fatto nella sua storia.

Allora, c’era anche mio padre, che fumava – qui si poteva fumare una volta – e passeggiava.

Alla fine, quando il medico ci chiamò, dopo un tempo lunghissimo fatto di bambini vocianti, pizzette calde vendute al bar del piano di sotto e falsi allarmi, mio padre esclamò ad alta voce: “Osanna nell’alto dei cieli“.

Così, adesso, mi viene da sorridere, anzi, mi viene proprio da ridere. Quando l’infermiera, rigorosamente balcanica e gentile, mi chiama sto ancora ridendo.

Osanna” mormoro piano.

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