la Felice Intuizione

Questa mattina, al risveglio, ho pensato che ognuno di noi ha avuto dei maestri. Il fatto poi che questi maestri, con il tempo e come tutti, si siano rivelati adeguatamente mediocri, persino un po’ meschini, nella quotidianità, non esclude il fatto che maestri lo siano stati. Per una breve stagione oppure per una vita, non c’è nessuna differenza.

Io credo – anzi sono abbastanza sicuro – di aver avuto un maestro.

Certo, si è poi scoperto che lui amava e tendeva a frequentare sessualmente lo stesso tipo di ragazze che piacevano a me. Con la non sottile differenza che le ragazze avevano la mia età (e lui – evidentemente – no, altrimenti che maestro sarebbe stato) e che soprattutto aveva un asso nella manica, come tutti i bari che si rispettino. Giocava cioè la carta del maestro. Appunto.

In ogni caso, questa mattina, mentre me ne stavo a rimirare l’ora proiettata sul soffitto dalla mia sveglia elettronica, ho pensato a che cosa lo aveva reso un maestro. Cioè, almeno per me, perché alle citate ragazze occorrerebbe chiederglielo. Ma forse è meglio di no.

Comunque, secondo me, la caratteristica di molti maestri è quella di avere nella vita una sola Felice Intuizione, spesso legata al loro ambito di applicazione professionale. Avere questa Felice Intuizione per poi reiterarla in ogni scritto, pensiero, opera o missione. Con le dovute leggere modifiche, oppure con qualche opportuno accorgimento, per dissimulare.

Ancora oggi, se mi capita di leggere le cose che scrive il mio presunto maestro, la prima cosa che faccio è andare a caccia della Felice Intuizione, o della sua versione 2.0, la Felice Intuizione Reiterata. Quando riesco a coglierla, tra le righe di un articolo sul giornale, in un saggio accademico o nell’adesione a questo o quello Scandaloso Problema Accademico Tale da Richiedere una Petizione, mi coglie una sensazione di caldo piacere. Il tepore di una cosa nota che ti accarezza i sentimenti.

Un altro aspetto che rese quest’uomo un maestro, per circa una quindicina di minuti dell’allora mia breve vita, fu una sua famosa affermazione, detta con la sua bella voce bassa e la lieve cadenza piemontese, dietro i suoi eleganti occhiali dorati: “Uno non dovrebbe mai studiare le cose che ama, che gli piacciono. Dovrebbe occuparsi solo delle cose che non gli interessano, verso le quali non prova alcuna passione particolare“.

Questa mattina l’ho finalmente capito. Ecco perché si occupava delle studentesse.

Annunci

1 comment so far

  1. francesca on

    Esistono dei maestri e dei maestri di vita. Quando si è giovani le due cose si confondono e il cinismo e la sicumera si confondono con l’intelligenza. Ma l’intelligenza vera è altro dalla Felice intuizione reiterata. Pensa a quanta frustrazione si nasconde dietro alla presunzione di essere qualcosa che non saremo mai. Ci vuole coraggio a vivere con i propri limiti ed i propri errori.
    Fortunatamente noi l’abbiamo capito e questa felice intuizione ci rende liberi.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: