My american beauty

Ora che, in una stanza piena di gente, ho smesso di essere il più giovane, c’è solo una cosa che mi manca. Ogni giorno di questa vita normale e dignitosa. Ogni semplice minuto.

Mi manca la polvere di certi pomeriggi di giugno, su qualche pista dimenticata, pronto a partire per una gara inutile che allora aveva più senso di tutto il tempo che sarebbe venuto dopo. Mi manca lo sguardo fermo – per una volta – sulle mie dita, a sostenere un peso – il mio – nella posizione di partenza. Non ho più incrociato una simile bellezza. Ne restavo colpito ogni volta. Non era un sacchetto di carta svolazzante nel vento: era soltanto la bellezza delle mie dita un po’ tozze premute sul terreno. Diventate prima rosse, poi viola e poi via via bianche. Le guardavo e sorridevo,  in equilibrio precario, immobile eppure oscillante nella brezza.

Dopo, poteva succedere qualsiasi cosa.

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