Welcome home, mr. Alzheimer

Ho passato un sacco di tempo a ricordare.

Mi ricordavo delle cose facili: date, giorni, momenti. Insomma, le cose che fanno tutti. Almeno tutti quelli che pensano che ci sia qualcosa da ricordare. Poi ho iniziato a ricordare cose più insignificanti: le targhe delle vie, i volti sui manifesti appesi nelle vetrine dei negozi di parrucchiere, il colore delle mattonelle delle case lungo la strada di casa, qualche albero. Ricordavo tutto.

Ora invece, le cose iniziano a sovrapporsi. Se penso a una persona, per esempio, mi capita di ricordare il vestito che indossava, ma il vestito che ricordo è quello di un’altra. Ricordo benissimo l’aspetto che avevano certe vie della città. Solo che le case sono quelle di altri quartieri. Ora, nei pomeriggi di giugno passati ad aspettare che succedesse qualcosa, gli autobus hanno cambiato colore. Erano rossi. O forse arancioni. Ma potrebbero essere stati anche verdi.

Speriamo che la nebbia si alzi. Detesto guidare senza vedere il ciglio della strada.

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