Still life in (im)mobile homes

Dentro un’auto in affitto, sotto la neve, in una lussuosa periferia di una città europea.

Nel buio, cerco di trovare l’albergo, lungo le strade gelate. Le finestre delle case sono illuminate. Un signore in dolce-vita nera prepara la cena, nella luce arancione di una cucina. Scorgo un salone pieno di gente in piedi: hanno tutti qualcosa in mano, formano dei gruppetti. Immagino una musica. Poco oltre un televisore lancia la sua luce bluastra sui visi di alcuni bambini. Un’altra luce si accende in una stanza, intravvedo una figura di donna. Porta una fascia chiara sui capelli. Vista da qui, sembra mia madre. Si avvicina alla finestra e armeggia con gli orecchini, come per toglierseli. Sembra distratta, assente. Guarda fuori. Per un brevissimo istante potremmo persino incrociare i nostri sguardi. Poi, improvvisamente, la donna si muove e scompare. La luce si spegne.

Accosto, ho voglia di chiamare casa.

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