Una cosa per volta

È che a volte uno scriverebbe pure, delle cose.

Ma poi si impigrisce, perché magari inizia a far fuori alieni al computer, oppure perché legge cose che sono scritte così bene che se le avesse scritte lui non sarebbe stato in grado di scriverle così bene, in modo da renderle così… scritte. E allora, tanto vale.

Così uno si allontana, si limita a scrivere sontuose mail aziendali che nessuno leggerà mai. Che magari sì – ok –  il condizionale sta al posto giusto, ma “insomma, che palle, non potevi farla più breve?”.

Così uno pensa che in fondo sia giusto così. C’è chi scrive, c’è chi legge, chi fa entrambe le cose. Chi lo fa bene, chi lo fa meno bene ma se frega, chi lo farebbe anche bene ma è pigro e non ha nulla da raccontare.

Io sono un uomo, cromosoma Y: posso fare solo una cosa per volta.

E – in questo momento – sto cercando di vivere.

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