La vita nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Mi capita qualche volta di assistere a eventi in cui ci sono dei bambini che fanno delle cose e dei genitori che li fotografano e filmano. Di solito i bambini recitano, cantano, suonano, giocano, si picchiano, urlano. E i genitori fanno foto, riprendono con videocamere, registrano suoni con i telefonini.

Anche i nostri genitori facevano la stessa cosa, compatibilmente all’innovazione tecnologica che al tempo si potevano permettere. C’è un problema, almeno per me. Non riesco a entrare in possesso di quelle immagini. Oh, sia chiaro, non è che la sto facendo tragica. Sarebbe sufficiente andare a casa dei miei e chiedere: “Dove sono tutte quelle foto che mi facevate da piccolo?“. A casa dei miei in effetti ci sono un sacco di album pieni di foto. Si riconoscono per le orribili copertine: in similpelle verde, ricoperti di barchette colorate, uno ha addirittura delle false borchie medievaleggianti. Ma dentro ci sono le foto di quando i miei genitori erano giovani, del loro matrimonio, dei loro viaggi in qualche parte remota del mondo. Giusto così, è la loro vita, sono i loro ricordi.

Ma non c’è un album con le foto dei figli. Quelle sono nelle scatole. Beh, se si escludono quelle d’ordinanza di noi piccoli, nudi sul letto, in iperestensione dorsale, con canonica coperta sulla testa. Ma questa è un’eccezione. Che tutte le altre foto siano nelle scatole non mi fa nè caldo nè freddo, non è questione da spenderci soldi dall’analista. Oddio, per quanto riguarda la nudità infantile sul letto dei genitori, forse un paio di sedute potrebbero bastare.

In ogni caso, mi viene da pensare alle mie, di foto. Di come io abbia sì e no 10 immagini di una assai poco memorabile carriera da giovane ostacolista. O che non ci sia una mia immagine tra il 1993 il 2000. Di quel periodo ho soltanto foto di cani, gatti, pietre, bambini di parenti, castelli. Oppure ancora che le foto più significative della mia adolescenza siano negli album di mio fratello. Di come – appunto – le mie foto da bambino siano in una scatola.

Evidentemente il problema non è nelle foto. Perché ora, di oggi, o ieri, di tre anni fa,  le immagIni ci sono. Ma ho sempre quella faccia un po’ così, come se fossi a disagio o un qualche disordine intestinale mi costringesse a stare in disparte, al lato della foto, pronto a uscire dall’inquadratura.

So bene che tutto questo ha a che fare con la memoria, la percezione di sè, fors’anche l’autostima.

Magari quando uscirò dal bagno ne possiamo riparlare.

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1 comment so far

  1. marco on

    come dire: mnemmeno al cesso possiedo un mio momento!

    Ciao, spesso sbircio i tuoi pensieri, mi piacciono, sbircio volentieri, non smettere.
    Un abbraccio. Se hai finito la carta, chiama 🙂


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