In a manner of speaking

Tutto ha avuto inizio con i tessuti. Nella vita me l’ero sempre cavata conoscendo solo il cotone, la lana, il velluto. Mi ero spinto fino al fustagno, la mia prima giacca era di fustagno. A 16 anni sembravo Stephen Stills. A parte le basette, la chitarra, Woodstock, la cittadinanza americana e tutto il resto.

Non avevo preso in considerazione il chintz, però. Lo scoprii un giorno, a casa di una mia compagna di classe. Ero seduto sul suo letto, la mia mano accarezzava lenta il copriletto. Cercando di assumere un’aria competente e matura, esclamai: “Bello questo tessuto, è così liscio, morbido“. Lei mi guardò, gli occhi si mossero veloci dalla mia faccia al prezioso filato, poi mi fissò inorridita ancora una volta ed esclamò: “Ma come, non lo vedi che è chintz!

Il fatto è che io non lo conoscevo, il chintz. Così come non avevo mai avuto rapporti con il gabardine, l’organza o la mussola. E ho sempre pensato che il popeline fosse una di quelle droghe chimiche che si tiravano i rampolli delle famiglie bene della mia città, alle feste in collina.

Poi fu la volta degli alberi. Viaggiavo in auto con dei colleghi, stavamo attraversando la bassa pianura padana, un mattino di novembre. Ebbi la disgrazia di dire: “Mi piacciono quegli alberi, laggiù“. Subito, una mia collega si voltò e, seguendo con lo sguardo la mia mano, mi chiese: “Quali? Quel bel gruppo di sicomori o quell’ippocastano solitario?“. Il collega alla guida intervenne: “No, no, sta parlando di quel piccolo boschetto di cornioli“. Annuii, improvvisamente ammutolito.

Oggi, mi capita anche con la terminologia economico-aziendale: confondo conto economico e stato patrimoniale, ho un pessimo rapporto con le immobilizzazioni e non so mai se andare a debito o a credito. Di che cosa poi, chi lo sa.

Così ho iniziato a cercare le parole giuste, le definizioni corrette. Ho cercato i nomi delle cose. Così ho iniziato a non sapere che cosa dire. Ho iniziato a stare zitto. Al liceo, la mia professoressa di italiano mi diceva sempre: “Con quella parlantina, farai sicuramente l’avvocato“.

Chissà che cosa penserebbe se ora scoprisse che sono diventato muto.

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