La solitudine del coltello

Ho resistito alla tentazione. Almeno a questa, intendo. Quella dell’uomo con la passione per la cucina. Nemmeno da quarantenne neo-single, reduce da un lungo matrimonio, ho ceduto al grembiule di cotone ecologico e al corso di cucina. Ho fatto lo stesso con il vino. Non sono come quei giovani uomini di marketing con la basetta un filo troppo lunga che sanno far ruotare così bene il bicchiere, nei locali alla moda. Forse perché non sono un uomo di marketing, chissà.

Una cosa però la so fare. So tagliare la verdura. E la frutta. Conosco la vertigine della brunoise. E ogni volta che mi avvicino a un pomodoro da tagliare a spicchi recito piano una preghiera laica di ringraziamento. Faccio come in Avatar, onoro l’ortaggio prima di ucciderlo definitivamente.

A tagliare la frutta e la verdura ho imparato da mio padre. Forse potrà sembrare un po’ irriverente, ma questo è il più grande insegnamento che ho ricevuto da lui. Ho imparato osservandolo, io seduto al tavolo in cucina, lui appoggiato al piano di lavoro sulla lavatrice. Mi teneva da parte i cuori delle fette di ananas, li metteva in una ciotola. Di solito i cuori non sono un granché da mangiare: quelli però, erano buonissimi. E perfettamente tagliati. Il vertice più alto mio padre lo raggiungeva con la macedonia di Natale. Passava interi pomeriggi a tagliare, sminuzzare, spolpare. Mescolava frutti consueti e misteriosi ibridi; con la frutta secca poi, faceva pura filologia. Ancora oggi, ora che l’enfisema lo costringe a lavorare quasi chino sul lavandino per dare aria ai polmoni, la sua insalata di frutta è imbattibile. Forse adesso tende un po’ a esagerare con le aggiunte ma la frutta è sempre perfetta, riconoscibile eppure confusa nei suoi pezzi minuziosamente tagliati. In fondo, la macedonia è un piatto molto democratico.

A questo pensavo, ieri pomeriggio, mentre tagliavo le prime inutili fragole della stagione. Pensavo anche alla solitudine. Quando inizi quel lavorìo con il coltello sei davvero solo con te stesso. E – cosa straordinaria – non pensi a nient’altro che a fare le cose a pezzetti, adeguati alla padella o al piatto su cui si poseranno. Molti potrebbero credere che a fare un lavoro così semplice e ripetitivo ci sia la possibilità di lasciar vagare liberamente i pensieri. Di fantasticare, persino.

A me non capita, io non è che abbia quei gran pensieri in testa.

Il più delle volte io non penso a niente.

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1 comment so far

  1. Paolo Moretto on

    🙂


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