book fair

Ogni anno al Salone del Libro è la stessa storia.

Osservo tutt’intorno signore eleganti e indaffarate, con il pass bene in vista. Sono del settore: frigide direttrici editoriali, di una magrezza inarrivabile; addette stampa sfatte come una colf a fine giornata, con l’alito pesante di sigaretta. Poi redattori molto sudati. E giornalisti, con lo sguardo da lupanare perso sulle studentesse.

Si aggirano, “occupandosi” di libri. Accompagnano un autore verso il prossimo dibattito, lanciando occhiate ai colleghi che incrociano. Confabulano in angoli remoti degli stand. Fingono sorpresa negli incontri.

Stanno lì, nel loro terrario. Lasciano il segno sulla sabbia, strisciando. Si abbeverano, avvelenando la fonte.

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