Hello cowgirl in the church

Ero lì, in quel gelido sabato sera. La chiesa era orribile e freddissima, ottocentesca. Tutt’intorno dei pensionati, agiati in un modo che noi della nostra generazione non potremo mai nemmeno immaginare. Certo – tra qualche anno – conserveremo forse un aspetto più giovanile, sapremo anche usare il computer ma non avremo lo spessore di quei cappotti o il blu di quelle auto inutili.

In ogni caso ero lì, a fare la cosa più di mezz’età che si possa fare un sabato sera di dicembre: ascoltare un concerto di canti di natale, tenuto da cori amatoriali per di più.

Poi hanno iniziato a cantare. Lei è una ragazza alta, un contralto, la riconosci perché spunta un po’ rispetto alle altre coriste. Ha il viso stanco. E il cuore un po’ in affanno. Ma anche da qui, dal fondo di questo sedile di legno, vedo la sua pelle chiara. Se chiudo gli occhi, posso sentire il suo profumo.

Penso alla strada che ci ha portato fino a qui, penso a un lungo, facile rettilineo, a tutte quelle curve e a quella galleria che sembrava non finire mai, dove il ricordo di quel profumo era una luce – minuscola – laggiù in fondo.

C’è il ghiaccio fuori.

Ma abbiamo le gomme da neve.

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