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Soffia un’aria gelida, sulla pista dell’aeroporto. Lei sta lì, quieta, mentre il vento del nord le solleva la pesante giacca impermeabile che nasconde le sue forme. Si intuisce una figura alta e magra. Non esile. No, lei è una di quelle ragazze che invecchiando diventano magari più piene, senza perdere l’eleganza degli anni giovanili. I capelli biondi volano leggeri tutt’attorno.  Il vento cade all’improvviso, una ciocca si adagia sul suo labbro appena definito. Lei – paziente – la riprende e l’accompagna di nuovo al suo posto, dietro l’orecchio. Un gesto semplice, quasi dimesso. Le piccole dita ruotano rapide. La pelle delle mani è chiara, quasi trasparente, gli occhi sono azzurri, o forse celesti, verrebbe da dire. Una voce gracchiante sembra distrarla: avvicina il walkie talkie all’orecchio, nella sua piccola mano delicata quell’oggetto sembra enorme. Sorride, forse qualcuno alla radio le ha detto una cosa spiritosa, oppure una cosa galante, capita, talvolta i ragazzi ci provano a essere gentili con lei. Annuisce e risponde. Sempre sorridente, alla base della scaletta mi fa segno di salire. Ma non mi vede. Forse guarda la pioggia.

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