waiting for the blackout

Dicono che il primo post di un blog sia quello in cui occorra fare una dichiarazione di intenti. Una presentazione dei temi che saranno trattati, aggiungendo magari anche qualche cenno sull’autore dei post. Due parole di introduzione, insomma.

Si deve – dicunt – spiegare perché si è scelto di dedicarsi a questa sorta di onanismo paraletterario.

Mi accorgo ora, dopo oltre tre anni e dopo una lunga pausa in cui ho vissuto una vita peggiore di quella che pensavo avrei vissuto, di non averlo mai scritto questo fatidico primo post. Non ho mai spiegato di cosa volevo parlare. E non ho nemmeno mai spiegato il titolo.

Ecco, il titolo.

Io penso che la vita sia un’attesa. L’attesa che arrivi un blackout, appunto.

Ma attendere non è quella cosa triste e disperata, piena di dolente passività che normalmente si immagina. Certo, l’attesa è the hardest part, come diceva un ragazzo biondo che ascoltavo qualche anno fa, ma è anche il momento in cui si VIVE. La vita è attendere di crescere, di diventare, di fare, di cambiare.

Perché c’è sempre un blackout da aspettare. Può appartenere ai ricordi, ai sentimenti, alle emozioni, alla vita quotidiana. O a te stesso. E allora l’attesa diventa la parte migliore, quella dove devi essere vigile e ricordare le cose degne di essere ricordate, scrivere di persone e momenti per salvarli dal blackout, appunto.

Aspettare diventa così un esercizio di rigore, di attenzione. Di rispetto per quello che hai vissuto e che stai vivendo. E per quello che stanno vivendo gli altri.

Aspettare diventa azione. E mai azione fu così meravigliosamente stancante.

E quando arriverà il blackout – perché arriva sempre, eh – avrai con te un piccolo zaino pieno di cose ricordate e vissute. E scritte. Ti sentirai meno solo se saprai di aver messo da parte le cose migliori che hai visto intorno a te.

Il buio ti sembrerà meno scuro.

E forse riuscirai a vedere meglio la piccola luce di sicurezza che c’è sempre in fondo a ogni blackout.

Beh – certo – dovrai sempre fare attenzione agli stipiti delle porte. Anche loro son lì che aspettano.

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1 comment so far

  1. tokyoblues on

    Che poi tutto è cominciato con loro:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Wait_for_the_Blackout


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