Float like a butterfly, sting like a bee

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L’altra sera stavo guardando un documentario su Cassius Clay. Si concentrava sulla sua grandezza, sulle sue capacità tecniche, sugli aspetti più istrionici del suo carattere. C’erano filmati in un bianco e nero sgranato, strane fotografie da luna park, bizzarre conferenze stampa, stadi sperduti in mezzo al nullla, nella notte africana.

Immagini grandiose di un’epoca che non esiste più.

Poi è arrivato il momento in cui si raccontava delle sue (poche) sconfitte. Lui, il più grande, era al tappeto, sul ring. Lo sguardo opaco, confuso, lontano. La bocca aperta, le braccia abbandonate a se stesse.

Allora ho pensato a come sia facile danzare leggeri quando si vince, con quello sguardo irriverente e quelle parole audaci che solo la vittoria ti sa dare.

Quando sei lì, in terra, le cose cambiano prospettiva. A volte ti rimetti in piedi e ricominci a vincere, altre volte non ti rialzi più.

A pensarci bene – a volte – hai solo un gran mal di testa.

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1 comment so far

  1. fede1964 on

    Devi proprio leggere
    Andre Agassi, Open. La mia storia, Einaudi, 2011.


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