Are you ready to be Springbroken?

Quante primavere ci possono essere in un giorno di primavera?

Quella di tuo padre che scende in ascensore con te, il braccio teso appoggiato contro la parete, il respiro leggermente pesante, la luce che viene e va, a ogni passaggio al piano. Tu hai in mano un pallone, di quelli che volano via sul tetto di un garage.

Quella di un bambino, che aspetta ordinato lo scuolabus sulle colline, al mattino. Uno zaino enorme al fianco e lo sguardo rapito e storto verso il cielo, a guardare uno stormo di uccelli nerissimi che oscilla impazzito.

Quella di quattro anziani turisti stranieri al bar, gli occhi azzurri umidi e una lingua che pare ribollire sorda nelle rare parole. Mangiano piano, all’improvviso uno di loro dice una cosa e allora tutti ridono: gli occhi si accendono, saettano. Sono di nuovo quattro ragazzi che passeggiano una notte d’estate verso il ballo del paese.

Quella della donna che cammina nervosa con il suo cane. Parla rapida al telefono. Parla di lui, di allora e di poi, di menzogne e solitudini.

Quella di una ragazza su una barca, ferma in mezzo al fiume. Si sistema la coda di cavallo e beve un sorso d’acqua prima di ripartire.

C’è molta acqua fra noi.

Ci sono stati libri da mettere sugli scaffali.

Piccoli pani caldi di forno. E vino buono.

E primavere.

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